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Once Upon a Time . . . L’ultima retrocessione dell’Aston Villa

| gennaio 19, 2016 10:43 am

astonvilla

Appena iniziato il girone di ritorno di questa Premier League 2015/16, l’Aston Villa ha giá un piede nella fossa. Ultimissimo in classifica con 12 punti, 2 sole vittorie (1-0 a Bornemouth alla prima giornata ed 1-0 al Crystal Palace la scorsa settimana) raccolte in 22 giornate, a fronte di 6 pari e ben 14 sconfitte, col peggior attacco (18 gol fatti) e la seconda peggior difesa (38 gol incassati, meglio solo di Sunderland e Newcastle), la salvezza, lontana ben 9 punti, sembra oramai una chimera per un club che aveva iniziato la stagione con bel altri obbiettivi.
Una situazione sorprendente per un club che in estate ha speso e che sperava di non dover soffrire come l’anno scorso. Invece, le cose stanno andando molto peggio. Una retrocessione sarebbe un grande smacco per uno dei club sempre presenti dalla fondazione della Premier League nel 1992 e che gioca nella massima divisione del calcio inglese da ben diciassette stagioni.
L’ultima retrocessione data 1986/87, allorquando i “Villans” conobbero l’inferno, solo cinque anni dopo aver visto il paradiso con la vittoria della Coppa dei Campioni. In questo primo appuntamento del 2016 con “Once Upon a Time . . .” riviviamo oggi l’ultima retrocessione dell’Aston Villa.

L’incubo dei “Lions” di Birmingham iniziò sognando: dopo nove anni di digiuno, nel 1981 l’Aston Villa si proclamò campione d’Inghilterra. Guidato da Ron Sounders in panchina, il club vinse il suo decimo titolo del campionato nazionale mandando in campo in tutta la stagione solo gli undici titolari e tre riserve: Jimmy Rimmer, Kenny Swain, Ken McNaught, Dennis Mortimer, Des Bremner, Gordon Cowans, Tony Morley, Gary Shaw, Allan Evans, Peter Withe, Gary Williams, Colin Gibson, David Geddis, and Eamonn Deacy. Il trentenne Peter Withe, gia campione col Nottingham Forest tre anni prima, fu il goleador, autore di 20 reti che gli valsero pure il titolo di capocannoniere del torneo alla pari con Steve Archibald del Tottenham.
La stagione successiva l’Aston Villa partecipò alla massima competizione europea, partendo insieme a squadre come il Liverpool – campione in carica dopo aver battutto il Real Madrid di Boškov (con Vicente Del Bosque in cabina di regia) 1-0 a Parigi –, la Dymano Kiev di Lobanovskyi, la Stella Rossa di Belgrado, il Bayern di Pál Csenai, la Juventus del Trap. Gli inglesi si lasciarono alle spalle gli islandesi del Valur (5-0 in casa e 2-0 a domicilio), la Dynamo di Berlino campione della Germania Est (2-2 il totale e passaggio del turno in virtú della regola dei gol in trasferta), la Dynamo Kiev (0-0 in Unione Sovietica e vittoria 2-0 al Villa Park) ed infine l’Anderlecht (sufficiente l’1-0 casalingo nella gara d’andata), prima della Finale giocata il 26 Maggio del 1982 a Rotterdam contro il Bayern Monaco di Rummenigge, Dieter Hoeneß e Paul Breitner. Davanti a meno di 40.000 spettatori, i “Villans” alzarono al cielo olandese la loro prima ed unica Coppa Campioni, rete di Withe al 67’, portando il trofeo in Inghilterra per il sesto anno di fila.
Toccato il tetto, fu l’inizio di una irrefrenabile discesa. Giá quello stesso anno in ambito nazionale le cose erano andate maluccio, con un 11° posto in First Division e premature eliminazioni in F.A. Cup ed in League Cup, che eran costate il posto all’allenatore Sounders, sostituito dal suo assistente Tony Barton. La contrattazione del manager Doug Ellis fu una delle chiavi del disastro che attendeva il club. Ellis era un dirigente capace, ma, privo della fiducia del consiglio d’amministrazione, fece scelte avventate che alla lunga danneggiarono la squadra. Squadra che a Dicembre perse la Coppa Intercontinentale contro il Peñarol, che in Gennaio perse la Supercoppa Europea contro il Barcellona di Udo Lattek (Maradona era infortunato) e che in Marzo venne eliminata dalla Coppa Campioni per mano della Juventus, battuta dai gol di Paolo Rossi, Boniek, Platini (2) e Tardelli. Ed in campionato fu un 6° posto, con 16 sconfitte e 50 gol incassati.
A fine anno alcuni degli uomini-chiave del team andarono via, gente come Jimmy Rimmer, Kenny Swain, Ken McNaught, Tony Morley e David Geddis. La squadra che aveva raggiunto la gloria in Europa si smembrò pezzo dopo pezzo, con Des Bremner e Eamonn Deacy che lasciarono nel 1984, e Dannis Mortimer, Gordon Cowans, Colin Gibson ed un oramai quasi trentaquattrenne Peter Withe nel 1985. Anni anonimi per l’Aston Villa, che navigava a metá classifica nel torneo nazionale, ma pareva incapace di accettare che i tempi d’oro erano alle spalle. La decisione nel 1984 di ingaggiare il giovane Graham Turner – 36 anni ed esperienza in Third e Second Division con lo Shrewsbury – fu impavida e inadeguata alle circostanze. Turner è stato un buon tecnico (ha allenato fino ad un paio di anni fa) ma l’Aston Villa in quel periodo era una sfida troppo grande per chiunque, un club senza una sterlina cui si chiedevan vittorie, bel gioco e risultati immediati.
Giá nel primo anno di Turner al Villa Park iniziarono ad apparire le prime streghe, allontanate da una buona seconda metá di una stagione chiusa al 10° posto. Ma l’anno seguente le streghe tornarono e nonostante la Semifinale di League Cup, in campionato le cose andarono malissimo ed il disastro fu scongiurato solo da quattro vittorie nelle quattro ultime gare casalinghe contro Leicester City (1-0), Watford (4-1), Ipswich Town (1-0) e Chelsea (3-1). Particolarmente importante fu la striminzita vittoria sull’Ipswich: se quella gara invece di vincerla la avessero persa, sarebbero retrocessi giá nel 1986. Ma, in fin dei conti, era solo questione di tempo. Un anno dopo, infatti, il disastro sarebbe stato completo.

Con Graham Turner ancora in panchina, il club venne rinforzato dagli acquisti dello scozzese Neale Cooper (uno che, nonostante la giovane etá, era stato giá protagonista dei trionfi dell’Aberdeen di Alex Ferguson negli anni precedenti), Garry Thompson (ventisettenne ariete acquistato dallo Sheffield Wednesday ma originario di Birmingham) e del ventenne stopper Martin Keown (preso dall’Arsenal e che all’Arsenal sarebbe poi tornato a batter record tra il ’93 ed il 2004). La situazione, peró, si presentò pessima fin dall’inizio: un hattrick di Clive Allen (alla fine capocannoniere del torneo con 33 reti) del Tottenham Hotspur inauguró la stagione 1986-87 al Villa Park, mentre le prime due trasferte si saldarono con altrettante sconfitte a Londra, 2-3 contro il Wimbledon e 0-1 contro il Queens Park Rangers. Il 2-1 interno al Luton del 3 Settembre (doppietta del giovane Paul Kerr nel finale, quando i rivali erano in inferiorità numerica a causa di un infortunio arrivato con le sostituzioni giá ultimate) fu una mera illusione, perché giá tre giorni dopo il Villa Park cedeva di fronte all’Oxford United. Alla sesta giornata arrivò la prima botta forte: 0-6 al City Ground di Nottingham, un risultato che costó la panchina a Turner.
Il cambió, peró, non serví. Nella gara interna contro il Norwich andó in panchina Ron Wylie e fu sconfitta 1-4. Quindi il boss Ellis decise di “rubare” al Manchester City Billy NcNeill – previa compensazione di 100.000 £ – e le cose inizialmente sembrarono migliorare. I “Villans”, infatti, misero in fila qualche buon risultato, passando il primo ed il secondo turno di League Cup contro Reading e Derby, raccogliendo 4 punti in trasferta tra Liverpool e Coventry, vincendo tre gare interne di fila contro Southampton, Newcastle e Leicester. Ma si trattò di una fiammata, il classico shock quando c’è un cambio di tecnico. Presto ricominciarono a tornare le delusioni, con l’eliminazione dalle coppe per mano di Southampton (League Cup), Chelsea (F.A. Cup) ed Ipswich Town (Full Members Cup), ed una striscia di risultati negativi in campionato che tra il 9 Novembre ed il 27 Marzo li vide vincere una sola gara (Boxing Day, 2-0 interno al Charlton Athletic) a fronte di 10 pari e ben 9 sconfitte, di cui una per 0-5 a Southampton. 12 punti di 60 possibili. Una sequenza interrotta al Villa Park contro il Coventry City (1-0), da un risultato che ebbe poco seguito nella fase finale della stagione. L’Aston Villa non fu capace di rialzarsi, steccò in casa contro il ManCity, pareggió pure a casa del Leicester, ma poi si vide superato al Villa Park dall’Everton capolista (e futuro campione d’Inghilterra), una sconfitta accettabile, sicuramente piú di quella incassata due giorni dopo al The Valley contro il Charlton (0-3), contro un rivale diretto per la salvezza: a fine campionato, infatti, gli “Addicks” avrebbero agganciato i playout, ottenendo la salvezza dopo aver superato Ipswich e Leeds United.
Per l’Aston Villa, invece, niente da fare. La vittoria del 25 Aprile contro il West Ham arrivava troppo tardi, utile solo a ritardare l’inevitabile. La sconfitta con cui tornarono da Highbury Park fece svanire qualsiasi speranza di miracolo e quella interna contro lo Sheffield Wednesday diede la matematica conferma della retrocessione dell’Aston Villa in Second Division dopo dodici anni, solo cinque dopo essersi laureato campione del mondo.

McNeill venne esonerato immediatamente e in panchina per la gara di chiusura (sconfitta 1-3 ad Old Trafford) andó l’allenatore delle giovanili Frank Upton. Nel 1988 l’Aston Villa tornó subito su, ha vissuto gli ultimi quattro anni della vecchia First Division ed i primi ventiquattro della nuova Premier League. In questi anni ha vinto due League Cup (1994 e 1996) e due Intertoto (2002 e 2009), si è qualificato dieci volte alla Coppa UEFA e solo l’anno scorso fu finalista di F.A. Cup. Quest’anno, con Remy Garde in panchina ed una squadra ottima che compongono calciatori di livello come Gabriel Agbonlahor, Jordan Ayew, Adama Traoré, Aly Cissokho e Joleon Lescott, i “Villans” stanno sprofondando di nuovo.

 

Mario Cipriano

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