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FOCUS / Gerrard il figlio della Kop, con i Beatles nel sangue: L’addio al calcio di una leggenda

| novembre 24, 2016 2:53 pm

gerrard

Potevo andare in squadre di livello mondiale: Real Madrid, Milan, Barcellona. Niente però di tutto questo è paragonabile alla maglia del Liverpool“. Questo è Stevan Gerrard, il suo amore per la squadra del cuore è sempre stato al centro del suo mondo. Non si tradisce ciò che ami, perchè non ti serve nient’altro per essere felice. Molti giocatori sono passati dalle parti di Liverpool, alcuni hanno scritto la storia come Kenny Dalglish, altri di livello calcistico superiore come: Fernando Torres e Luis Suarez. In mezzo però c’era sempre lui, quel biondino con la maglia numero otto sulle spalle, con la cattiveria di chi nella vita ne ha viste tante, forse troppe, come ha raccontato nella sua biografia. Ma l’amore per il suo club andava oltre ogni cosa. Vittorie? Non molte, anche se quella Champions League, vinta in rimonta ad Istanbul, contro il Milan di Ancelotti, rimarrà sempre indelebile nella sua mente. Xabi Alonso al termine dell’incontro disse: “Abbiamo vinto perchè nell’intervallo è successo qualcosa“, non specificò in quel momento l’accaduto. Pochi mesi più tardi si venne a scoprire, che in un modo non del tutto ortodosso, Gerrard costrinse i suoi compagni a tornare in campo, guardare i tifosi sugli spalti e cercare di rimontare quella partita. Il finale è storia e lo conosciamo tutti. Non è stata facile la vita a Liverpool, indossare una maglia che senti come una tua seconda pelle, ti porta a sentire ancora di più la pressione e la delusione per certe sconfitte. Vedere compagni di squadra prendere altre vie all’improvviso, può suscitare dentro di sè voglia di abbandonare tutto, poi però quando quei pensieri si facevano sempre più pressanti, arrivavano loro: i Beatles, con il ricordo della loro musica e di Liverpool. Magicamente quei pensieri venivano spazzati via, così arrivarono i no a Perez presidente del Real Madrid, e a Berlusconi presidente del Milan. Ammiratori tanti, da Cruijff che lo vedeva come: “Il mio unico erede“, a sua maestà Ibrahimovic che di lui ha detto: “Non ho mai invidiato nessun giocatore al mondo, tranne Ronaldo ( Il fenomeno) e Gerrard. Mi sarebbe piaciuto giocare con loro“. Persona seria, lontani anni luce dalla vita fatta di eccessi, mai presente sui tabloid per questione extra calcio. Rimpianti? Quelli si, qualche Premier mancata, come quella sotto la guida Rodgers, sua ultima grande chance prima di trasferisri a giocare in America, alla finale di Atene, sempre contro il Milan, ma quella volta Filippo Inzaghi decise di prendersi la coppa da solo. A 36 anni, oggi decide di dire addio al calcio giocato. L’augurio di tutti e di rivederlo nuovamente a casa. Klopp nelle scorse settimane ha aperto alla possibilità di un’entrata di Gerrard nel suo staff. Paolo Coelho diceva: “Gli uomini sognano più il ritorno che la partenza“, la Kop anche: la voglia di riabbracciare il proprio figlio dopo anni è troppa.

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Category: Home, Liverpool