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Manuel Pellegrini riceve il Real Madrid: “Non cerco rivincite”

| aprile 25, 2016 3:47 pm

Pellegrini

Quella di domani sera non sará una partita qualunque per Manuel Pellegrini. Non lo sará perché una Semifinale di Champions League non la si raggiunge tutti gli anni e lui che l’unica e ultima volta l’ha raggiunta dieci anni fa lo sa bene. Ma non lo sará nemmeno perché nella sfida tra il suo Manchester City ed il Real Madrid, lui sará l’ex di turno. Nella stagione 2009/10, infatti, il tecnico cileno guidó i bianchi di Spagna, una annata anomala, in cui il ritorno alla presidenza del club di Florentino Pérez imponeva di rivaleggiare contro il Barcellona di Pepe Guardiola nel massimo del suo splendore, in cui gli comprarono Kaká, Cristiano Ronaldo e Benzema ma gli vendettero due pedine chiave come Snejder e Robben, in cui ci fu lo storico capitombolo in Copa del Rey contro l’Alcorcón (squadra allora di terza serie – oggi in seconda – che rifilò ai campioni della capitale un pesante 4-1), l’ennesima eliminazione agli Ottavi di Finale di Champions, ma anche il record di punti in un campionato che non riuscirono a vincere solo a causa della superiorità di un rivale troppo forte.
Pellegrini riceve domani il Real Madrid senza animo di rivalsa. Intervistato dai quotidiani iberici “Marca” ed “El País”, analizza il big match di Champions, dando anche uno sguardo al passato ed al futuro.

«Non provo un sentimento di rivincita verso il Real Madrid», dice l’Ingegner Pellegrini, «Fu un lusso lavorare lí ed ho lasciato molti amici. La storia nacque storta… So che conservo la stima e l’affetto di molta gente con la quale lavorai, e anche i tifosi mi sostennero sempre. Ho una buona relazione con impiegati e calciatori. Non lasciai una ferita aperta quindi non sono mosso ora da animo di vendetta». È il suo modo di essere, d’altra parte. Manuel Pellegrini è un professionista impeccabile che sa stare al suo posto, che non cerca di essere protagonista, ma solo di contribuire alla crescita dei club che allena. Il suo obbiettivo è dare una identità alle squadre che gestisce e da piú importanza al tragitto che al traguardo, piú al gioco che ai risultati. Anche per questo ha saputo passare dal gran River Plate al piccolo Villarreal, dal gran Real Madrid al piccolo Málaga, sempre alla ricerca di nuove sfide. E, a differenza di quel che si crede, ha anche vinto: 1 Coppa del Cile ed 1 Coppa Interamericana con l’Universidad Católica, 1 campionato con il Liga de Quito, 1 campionato ed 1 Copa Mercosur con il San Lorenzo de Almagro, 1 campionato con il River Plate, 1 Intertoto col Villarreal, 1 Premier League e 2 League Cup con il Manchester City. Senza dimenticare lo stesso Villarreal portato a picchi storici come un secondo ed un terzo posto il Liga, o a due semifinali europee (una di UEFA e una di Champions), o il Málaga preso in zona retrocessione e portato in Champions League per la prima volta nella sua storia e di lá fino ai Quarti di Finale che non furono Semifinale solo per alcuni incredibili errori arbitrali nel finale della sfida contro il Borussia Dortmund.
Ora arriva il Real Madrid: «É il rivale che volevamo», dice, «quello che lascia piú spazi in difesa. È una squadra che non ci mette niente a farti un gol,, molto forte in contropiede, potente e tecnica. Ha la tipologia di centrocampisti che volevo io, come Kross, Modric, Isco o James. Una squadra che approfitta molto bene degli errori rivali. Ma in difesa la vedo permeabile in alcuni aspetti, perché le squadre grandi hanno sempre problemi difensivi, è il prezzo da pagare al giocare all’attacco». Ammette che il Real Madrid in principio è favorito, ma ricorda che anche il PSG lo era. Mostra molto rispetto per il rivale, ma non paura. Si fida del suo Manchester City.
Un City che è cresciuto nelle ultime settimane, dopo un periodo di appannamento seguito all’annuncio del cambio di allenatore che avverrá a fine stagione: «È stata una situazione complessa in un anno in cui stiamo lottando per dei titoli, peró bisogna accettarlo. Sono situazioni che fan parte della professione. Io ho ottime relazioni con i dirigenti, capisco che vogliano un cambio dopo tre anni e sapevo che volevano Guardiola. Un altro discorso è che l’incertezza abbia condizionato i giocatori nel bel mezzo della competizione, con voci su chi viene e chi va».

Tra i giocatori del Real Madrid, sottolinea la forza di Ronaldo, ma ha buone parole anche per uno dei suoi cocchi: Isco Alarcón, che lui lanciò al Málaga: «Era tutto sistemato affinché venisse qui, peró si produssero situazioni che lo portarono al Real Madrid. Isco avrebbe fatto grandi cose nel City. Mi son sempre piaciuti i centrocampisti tecnici, creativi, con capacità di andare in gol, quel che sono Silva, Nasri o Santi Cazorla. Isco avrebbe avuto uno spazio importante qui. Se venire al City sarebbe stato meglio o peggio per lui, non tocca a me valutarlo».
Parlando del suo Manchester City, che domani dovrá fare a meno di Touré Yaya, difende un club che ha come immagine solo quella dei petroldollari dei suoi proprietari, ma che lui vede come un club completo, che spende come tutti i grandi club, ma che cerca anche di costruire una identità. «Ho passato tre anni felici in un club straordinario», racconta, «Abbiamo realizzato grandi cose, facendo i progressi che il club si aspettava. Oggi il Manchester City pensa e gioca come una grande squadra. Non giocheremo contro il Real Madrid per difenderci ma andremo ad attaccarli».
Il risultato lo sapremo domani sera. Per Pellegrini sará l’opportunitá di lasciare a Guardiola un Manchester City vincente.

 

Mario Cipriano

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Category: Champions ed Europa League, Home, Manchester City