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Denis Suárez: “Al City nella mia posizione giocava un tipo di 2 metri”

| novembre 1, 2016 10:41 am

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Per Denis Suárez quello di ‘sta sera non sarà “solo” un big-match di Champions League. Per lui il Manchester City non è un rivale qualsiasi. Ed è che il ventiduenne centrocampista galiziano ha passato oltre due anni nell’Academy del Manchester City, dal Marzo 2011 al Luglio 2013, arrivando a giocare anche in prima squadra (una presenza in League Cup ed una in F.A. Cup) ma non riuscendo mai ad imporsi: «Nella mia posizione giocava in tipo alto due metri!».

Questo ricordo tirato fuori in occasione di una recente intervista al quotidiano “The Guardian” spiega un pó tutto sulla storia inglese di Denis Suárez. Apprezzato da Roberto Mancini, il tecnico delle giovanili Andy Welsh non lo vedeva, voleva tipi forti fisicamente, mentre Denis era magrolino. Quel che Welsh non capiva è che in quel corpo diminuto si nascondeva una classe cristallina, una capacità di squilibrare il gioco che i carrarmati del calcio moderno non avranno mai. Dovette ricredersi: troppo bravo per non spiccare, tempo un anno ed era titolare, finendo con l’esser premiato miglior talento delle giovanili “Citizens” della stagione.
Non fu, però, una risalita facile: «Avevo lasciato casa, avevo lasciato tutto alle spalle e questo no era il cammino che mi era stato prospettato», ricorda il ragazzo, che si lamentò della situazione coi dirigenti Brian Marwood e Gary Cook, ricordando che per il City aveva rifiutato una offerta proprio del Barcellona, ottenendo in cambio almeno di potersi allenare con la prima squadra. Frenato all’inizio della seconda stagione da un infortunio, riuscì poco a poco ad imporsi ma alla fine decise ugualmente di andar via. Al Barcellona.
Questa sera all’Etihad potrebbe giocare titolare. Infortunato Iniesta, Luís Enrique dovrà scegliere tra lui, Arda Turan, Rafinha ed André Gomes per il ruolo di mezz’ala sinistra. Quando passerà a salutare i dirigenti del suo ex club, ricorderà di quando gli disse che voleva tornare in Spagna, chiedendo di accettare l’offerta dei blaugrana. Con sé, magari, porterà anche un bell’assegno di 800.000 €, quelli che il Barça deve al Manchester City per ogni 10 partite che Denis gioca con la prima squadra (fino ad un massimo di 100 partite, quindi un bonus totale di 8 milioni di €): giusto lo scorso Sabato fu titolare in occasione della vittoria contro il Granada, disputando la sua undicesima gara stagionale, mentre la decima la aveva disputata la settimana anteriore a Valencia, entrando negli ultimi venti minuti al posto di André Gomes.

Nell’odierno City si sarebbe trovato bene, se non altro perché gioca come piace a lui, cioè come il Barcellona: «Ma ormai il Barça è un modello per tutti. Il punto è che questo non è un lavoro di due anni. Sono anni ed anni costruendo una identità, seguendo fedelmente una filosofia, facendo giocare i ragazzi delle giovanili come la prima squadra», avverte Denis, che continua dicendo che «Il City ci sta provando. Lo so perché sono stato lí: mi illustrarono il progetto, mi spiegarono tutto quello che vogliono fare. Hanno strutture ed abilità. Ed ora anche un tecnico che possa aiutarli».
Denis decise di non abbracciare quell’ambizioso progetto proprio nell’estate in cui arrivò Txiki Beguiristain come DG. Preferì la squadra B del Barcellona, con cui fece un brillante anno in seconda divisione (36 gettoni e 7 gol), per poi continuare il processo di crescita andando in prestito al Sevilla. Un anno formativo, agli ordini di un tecnico come Unai Emery a cui i giocatori come Denis non piacciono granché. Giocò comunque 47 gare (con 6 gol e tanti assist), poi passò al Villarreal, dove fu titolare la passata stagione (48 partite e 5 reti, ma un minutaggio ben più alto), guadagnandosi la fiducia di Luís Enrique, che già lo voleva di ritorno in inverno e che finalmente lo ha a disposizione. «Ricordo quando arrivai al Barça B e giocavo da interiore, cercando sempre la palla. Un giorno il tecnico Eusebio venne e mi disse “Resta nella tua zona, rilassati, stai lí, la palla arriverà, non devi preoccuparti di andarla a cercare, sarà lei a venire da te». Quasi una religione il credo praticato nella Masía. «Si vede che Guardiola da chance ai giovani. Quando io ero al City era diverso. C’erano calciatori più fisici, era tutta una questione di forza. Le giovanili giocano un calcio più diretto: palla lunga per l’attaccante, cercando la spizzata. Quando arrivò Attilio Lombardo provammo a giocare in modo un pó diverso, ma non cambiò granché. Veder giocare adesso la prima squadra è magnifico, Pep ha cambiato la filosofia. Già giocavano un calcio offensivo però adesso hanno più possesso, danno più enfasi all’importanza di tenere la palla», nota il ragazzo.

Oggi al Barcellona hanno ripescato un calciatore che a 22 anni è pronto per essere all’altezza delle altre stelle in squadra. Sembrava che tra Iniesta, Rakitic, Arda, Rafinha e André Gomes per lui non ci sarebbe stato spazio. Invece ha giocato 11 gare su 15, debuttando nell’andata della Supercoppa di Spagna (ingresso in campo al 35’ al posto dell’infortunato Iniesta), titolare nella gara di ritorno ed in 4 match di Liga (sempre sostituito, altre cinque volte è entrato dalla panchina, una sola è rimasto a guardare). ‘Sta sera dovrebbe fare il suo esordio in Champions League. All’Etihad, dove pensavano fosse troppo mingherlino per poter competere ad alti livelli.

 

Mario Cipriano

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