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Ardiles: “Il Leicester non é una sorpresa, é un miracolo”

| aprile 30, 2016 3:19 pm

ardiles

Osvaldo Ardiles é stato un ottimo calciatore. Campione del mondo nel 1978 con la sua Argentina natale, è anche un uomo chiave per capire il calcio inglese di oggi. Quando, subito dopo la vittoria della Coppa del Mondo, si trasferì al Tottenham Hotspur, nell’allora First Division praticamente non c’erano stranieri: «L’Inghilterra era un’isola culturalmente, e nel calcio c’erano solo britannici», raccontava al quotidiano spagnolo “Marca” durante una intervista pubblicata due settimane fa, «Quando arrivammo io e Ricardo Villa molte voci si alzarono, addirittura dal Parlamento, dicendo che non potevamo entrare, che rubavamo il lavoro ai loro ragazzi. Alla fine, peró, ci accettarono e si produsse una rivoluzione nel calcio inglese, cosí che alla fine dell’anno tutte le squadre avevano uno straniero».

Ossie, come lo chiamano in Gran Bretagna, si trasferì al Tottenham dall’Huracán, mentre il compagno di nazionale Villa arrivò dal Racing Avellaneda. All’inizio fecero fatica ad adattarsi: «Fu uno shock. Il cibo era incredibilmente cattivo e il calcio che giocavano era un altro sport rispetto a quello a cui eravamo abituati. Per fortuna c’era Ricardo, eravamo molto amici, praticamente fratelli, e alla fine ci adattammo». Sicuramente aiutó arrivare in Europa da campioni del mondo, anche se con la macchia di un Mondiale giocato durante ed a favore della dittatura militare argentina. Ardiles giocó nel Tottenham nove anni, intervallati da una stagione in Francia al Paris Saint-Germain (1982-83) e da qualche mese in Australia ai St. George Saints (1985). In mezzo, la Guerra della Falklands tra la sua patria natale e quella di adozione: «Fu molto dura per me. Il paese in cui ero nato era in guerra contro il paese che mi aveva adottato. Nel momento cruciale della mia vita, l’appoggio del Tottenham, dirigenti, manager, tecnici, giocatori, specialmente, e dei tifosi, fu sempre il massimo». Un conflitto inutile e per questo ancor piú tragico, che pesó anche sulla prestazione dell’Argentina ai mondiali del 1982.
Al Tottenham fece in tempo a vincere la F.A. Cup del 1981 (battendo nel replay della Finale il Manchester City) e la Coppa UEFA del 1984 (doppio 1-1 nelle due finali contro l’Anderlecht di Enzo Scifo e Morten Olsen, con vittoria ai rigori). Nel 1987, ormai trentacinquenne, si trasferì al Blackburn Rovers, per poi passare anche da Queens Park Rangers, Fort Lauderdale Strikers negli U.S.A. e ancora in Inghilterra allo Swindon Town, di cui nel 1989 divenne allenatore, passando direttamente dal campo alla panchina come allenatore-giocatore.

Interrogato dal giornalista di “Marca” sulla Premier League e sulla sorpresa Leicester, Ardiles non si tira indietro: «Il Leicester non è una sorpresa, è un miracolo spettacolare. Un anno fa era in difficoltà e adesso è difficile che non diventi campione. Ranieri è la chiave, come lo è Pochettino nel Tottenham. Il miracolo c’è stato perché le grandi hanno avuto una stagione particolarmente cattiva». L’argentino, oggi ambasciatore degli “Spurs”, da anche la sua opinione sull’arrivo di Pep Guardiola al Manchester City: «Non sará facile. Sara la sfida piú grande che abbia mai affrontato. Quando arriverà al City dovrá cambiare praticamente quasi tutta la squadra e la concorrenza è molto forte. Trionferá, peró se lo dovrá sudare». Infine, un giudizio sul possibile arrivo del suo connazionale Marcelo Bielsa in Premier, all’Everton qualora i “Toffies” decidano di fare a meno di Roberto Martínez: «In tutte le squadre in cui ha allenato è stato sempre il bene ed il male. È tanta la passione e l’intensitá con cui vive il calcio, e tanta l’esigenza che impone a sé stesso ed ai giocatori, che alla fine esplode».

 

Mario Cipriano

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Category: Home, Leicester City, Manchester City, Premier League, Tottenham Hotspur