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E se poi vince il Tottenham?

| aprile 24, 2016 12:18 pm

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Il Leicester City di Claudio Ranieri sta facendo una stagione straordinaria. Partito per salvarsi, guida la Premier League dalla prima giornata ed è in testa con cinque punti di vantaggio sulla seconda a quattro giornate dalla fine. Sulla sua strada restano lo Swansea di Guidolin (questo pomeriggio), il Manchester United ad Old Trafford Sabato prossimo, quindi l’Everton in casa e per chiudere una visita a Stamford Bridge, sul campo dei campioni uscenti, il prossimo 15 Maggio. Dietro è rimasto un solo avversario, il Tottenham Hotspur, con qualche chance di competere per il titolo.
Tutti parlano del miracolo Leicester, si svuotano litri di inchiostro, ci si fa film e documentari, si parla della favola del bomber Vardy – che qualche anno fa era in fabbrica ed oggi è in nazionale –, del talento Mahrez – che l’Arsenal due anni fa non prese perché costava troppo poco –, dell’instancabile Kanté, del figlio d’arte Schmeichel, etc. Ed è giusto cosí. Ma se poi alla fine la Premier League la vince il Tottenham Hotspur?

Il club del nord-est di Londra non è lí per miracolo come i “Foxes”, ma la sua presenza a lottare per il titolo di Premier è ugualmente degna di merito. Non ha mai vinto la Premier League, solo due volte la vecchia First Division, l’ultima delle quali 53 anni fa, nel 1961, anno di “double” con Bill Nicholson, Bobby Smith, Dave Mackay e Les Allen (la F.A. Cup la vinsero battendo in Finale proprio il Leicester). È un club di profilo medio-alto, umile ma non modesto, con in bacheca anche 8 F.A. Cup, 4 League Cup (il trionfo piú recente è del 2008), 1 Coppa UEFA ed 1 Coppa delle Coppe. Nell’ultimo decennio si è praticamente sempre mantenuto tra le prime dieci della classifica in campionato, con i picchi dei quarti posti del 2010 (la stagione dopo eliminó il Milan egli Ottavi della Champions League, per poi cadere ai Quarti contro il Real Madrid) e del 2012.
Dal 27 Maggio 2014 è guidato il panchina da Mauricio Pochettino, tecnico argentino con un anno di esperienza in Premier (al Southampton, portato all’8° posto) e tre in Liga con l’Espanyol, club quest’ultimo che aveva visto i suoi anni migliori come calciatore. Pochettino, piú che il cuore e la “garra” argentini, ha portato a White Hart Lane il tiki-taka spagnolo e la pazienza di crescere e far maturare i giovani. Perché, come disse lui un paio di mesi fa in una intervista al quotidiano “Marca”, «L’identitá di un club o di un Paese passa attraverso i giovani». Oggi il Tottenham è il club di Premier con la media etá piú bassa, sul mercato ha speso abbastanza ma non tantissimo (è settimo per spese tra i venti club del massimo campionato inglese), è il club che piú calciatori porta alla nazionale dei Tre Leoni, con i vari Harry Kane, Dele Alli, Danny Rose, Kyle Walker, Eric Dier, Ryan Mason, a cui somma quattro nazionali belga (selezione leader nel ranking FIFA), il portiere titolare della Francia Hugo Lloris, il gallese Davies, il coreano Son e l’argentino – ex Roma – Érik Lamela.
Nel suo secondo anno al Tottenham, Pochettino ha messo su un team giovane e di futuro, ma anche solido ed ambizioso. Fino ad un paio di mesi fa nessuno si aspettava gli “Spurs” a questi livelli, ma oggi è impossibile nascondersi. Il Tottenham non perde da sei partite, non ha preso gol in quattro delle ultime cinque gare ed, infatti, ha la miglior difesa della Premier con 25 reti subite in 31 gare. Ma anche il secondo miglior attacco con 64 gol fatti (due in meno del Manchester City, che peró ha una partita in piú, quella vinta ieri per 4-0 sullo Stoke City), 24 dei quali firma del bomber Harry Kane, uno che prima dell’arrivo di Pochettino aveva segnato cinque gol in carriera e dall’arrivo del “Sheriff de Murphy” ne ha fatti 61. Quest’anno, poi, ci sono anche i 10 di Alli, talento acquistato poco piú di un anno fa dal Milton Keynes Dons (dove restó in prestito fino alla fine della stagione 2014-15) e che in pochi mesi è passato dalla League One alla nazionale. Una filosofia, quella di puntare sui giovani dell’Academy e sui migliori talenti delle serie minori, che ha fatto del Tottenham l’unico club di Premier League che ha in positivo il bilancio tra cessioni ed acquisti.
Il tecnico, oculatamente, non parla di obbiettivo Premier League, lascia la pressione volentieri a Ranieri, ma fa un discorso basato su termini come “sacrificio” e “lotta”, dice che l’importante è credere nel lavoro e poi i risultati arriveranno da sé. E i risultati stanno arrivando, se è vero che il Tottenham ha perso solo una delle ultime 13 gare di campionato e che la differenza con il Leicester la fanno solo gli scontri diretti, in particolare quello di ritorno a White Hart Lane, dove il 13 Gennaio una rete di Huth diede il trionfo ai “Foxes”: avesse vinto il Tottenham quella gara, oggi sarebbe un punto avanti al Leicester.

Domani sera a Wood Green gli “Spurs” riceveranno il West Bromwich Albion, avversario senza pretese e che viene da tre sconfitte di fila; settimana prossima, invece, i Pochettino boys visiteranno il Chelsea, per poi ricevere il Southampton e chiudere a St. James Park contro il Newcastle United. Un calendario molto piú agevole di quel che sembra a prima vista, giá che gli avversari (fatta eccezione, forse, per il Newcastle) saran tutti privi di motivazioni di classifica. Per ora il sogno è lontano, lontano quanto i cinque punti di svantaggio che ci sono dalla vetta. Ma, se il Leicester dovesse soffrire di vertigini, il Tottenham Hotspur sará pronto ad approfittarne.

 

Mario Cipriano

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Category: Home, Leicester City, Premier League, Tottenham Hotspur